Chirù di Michela Murgia

Titolo: Chirù
Autore: Michela Murgia
Editore: Einaudi


Non son chiare le regole dell’attrazione, del perché uno s’invaghisca o ammiri l’altro. Non esistono proprio regole, non esistono limiti. Può passare una settimana, un mese, o la durata di un solo spettacolo teatrale. Stare lì isolati in mezzo a un pubblico di cui s’ignora ogni cosa a osservare stupefatti e incantati – senza badare al peso di un violino appresso – recitare una donna e non capirci più niente; essere del tutto spinti da forze sconosciute verso lei. Ci sono cose che l’aria sblocca, sostanze chimiche che si legano tra loro, e fanno si che un diciottenne a fine spettacolo inviti una trentottenne a cena e che questa infine non riesca a dire di no.

Lo guardai con attenzione. Era giovanissimo, forse neppure diciottenne, ma aveva nello sguardo qualcosa di slabbrato, come se osservasse il mondo da una prospettiva già offesa. Vorrei poter dire che quella tra noi fu un’immediata affinità elettiva, ma sarebbe una menzogna: io Chirú lo riconobbi dall’odore di cose marcite che gli veniva da dentro, perché quell’odore era lo stesso mio.

Nell’intimità immediata e paurosa, con la naturalezza che solo l’amore sa dare, nella libertà delle tante prime volte da scoprire, tra Chirú ed Eleonora sorge un rapporto ambiguo tra allievo e maestra. L’uno sempre stupito dal nuovo, da tutte le cose che Eleonora sa ed ha provato sulla sua pelle; l’altra invaghita da quello stesso stupore nel volto di Chirú che è per lei come nutrimento e spunto per proseguire nel racconto di se stessi e negli insegnamenti che infine diventano equo interscambio. Chirú è un ragazzo che fatica a diventare uomo, spontaneo nei sentimenti, adolescente impetuoso, un bocciolo di musicista ambizioso, fragile, ma anche prepotente. Quando nota Eleonora, le si abbandona incosciente come fosse caduta dal cielo. Lei, attrice teatrale affermata, donna compiuta e incompleta, è sola, ma con classe. Forse per vocazione e certo per curiosità si mostra capace di accoglierlo e di iniziarlo alla vita d’artista, già reduce da un passato difficile da “maestra”.

Gli tremava la voce. Non riuscivo ad abituarmi all’adolescenza che si portava nascosta addosso e che a volte mi appariva all’improvviso, con lo scatto spaurito di una bestia di bosco. Sapevo che avrebbe imparato presto a nascondere quella sua fame emotiva, come sempre si fa con ciò che è nudo o indifeso, ma quel pomeriggio mi pareva che tutte le innocenze fossero ancora possibili, persino le mie. Della sua fragilità in quell’istante amai proprio quello che dell’amore si paga piú caro: l’assenza di calcolo e di misura che appartiene solo alle cose nate libere.

Calzante è, allora. l’aver suddiviso il libro in lezioni anziché in capitoli, che seguono la crescita di una relazione segnata da riti e contrasti, da distanze e riavvicinamenti, da un rapporto di potere che fa dell’allievo un maestro e della maestra un’allieva; e quel che alla fine rimane non è soltanto il senso d’impotenza che l’amore taciuto e impossibile lascia, ma un compimento di quel che nonostante tutto si è infine diventati in questo strano rapporto d’amore.

Ciò che si fatica ad accettare, nel romanzo della Murgia, è quel senso d’irrealtà e inattuabilità che sta al fondo di tutta la storia, come se la storia perdesse di credibilità, per quanto storia inventata; e a dispetto anche di descrizioni artificiose e scollegate Chirú è un libro che commuove.

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